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Ugo Foscolo
I Sepolcri
Nel carme dei "Sepolcri", composto nel 1807, il Foscolo, partendo da una discussione avuta sull'argomento con Ippolito Pindemonte, espone i suoi motivi circa l'importanza delle sepolture.
Le Odi e i Sonetti
Il Foscolo aveva già cominciato la sua esperienza lirica componendo poesie. Il periodo però più florido della sua composizione lirica lo troviamo tra il 1800 e il 1803. Nella prima Ode a Luigia Pallavicini, il Foscolo esalta la bellezza della donna che è caduta da cavallo sugli scogli, paragonandola in bellezza e destino alla dea Diana.
Si rifà alle dee, nelle sue prime opere liriche, in quanto esse altro non sono se non l'esaltazione della bellezza resa immortale dalla poesia, e allo stesso modo, l'enfatizzare la bellezza delle "sue donne" le renderà immortali.
Le Grazie
L'opera del Foscolo più riuscita e affascinante, ma anche più difficile, che meglio rispecchia il suo rapporto aperto con la scrittura è il poema "Le Grazie" , a cui egli lavorò in periodi diversi senza tuttavia arrivare mai ad una sistemazione definitiva.
Idee e progetti sul poema si accumularono negli anni, ruotando intorno all'immagine delle grazie, tre divinità femminili minori che nella mitologia classica apparivano al seguito di Venere, ma sulle quali gli scrittori dell'antichità danno ben poche informazioni.
Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis
Tra i brani trattati particolare rilievo ha Il Giovine eroe nel quale Foscolo esprime il suo disappunto nei confronti di Napoleone del quale dice che ha animo volgare e crudele, ha tradito con vile astuzia le speranze dei patrioti. Non si dica che un giorno aiuterà la sua patria d'origine (Napoleone è di sangue italiano), perché è un tiranno e i tiranni non hanno patria
Le ultime lettere di Jacopo Ortis
Nelle Ultime lettere di Iacopo Ortis, composto tra il 1796 e il 1802, in forma epistolare, si raccontano le vicende di un giovane studente suicida, indirizzate ad un amico, che le raccoglie e le pubblica in forma cronologica, dalla quale si evince il dramma spirituale che porterà al suicidio il ragazzo.
Nell’Ortis, il Foscolo ha voluto ritrarre se stesso, il suo pessimismo giovanile, il suo sdegno per il trattato di Campoformio, e la sua forte passione per la politica.
Ugo Foscolo, seconda parte
Jacopo Ortis e Didimo Chierico sono le sue controfigure principali e raffigurano i due caratteri contrastanti del suo io, rispettivamente quello tragico e quello ironico. Didimo Chierico rappresenta una figura esemplare, misteriosa. Instabile e senza fissa collocazione nel mondo. Didimo è un intellettuale che ha conosciuto la vanità della società letteraria e si è confrontato con la durezza della vita militare.
Ugo Foscolo, prima parte
Questo poeta, che si affaccia nel panorama linguistico del primo ottocento, è il primo che potrà definirsi moderno, in quanto, rispetto alla concezione settecentesca, inserirà, sulla traccia del classicismo del '700, le innovazioni della recente cultura Europea.

