You are hereUgo Foscolo, seconda parte

Ugo Foscolo, seconda parte


By Pierluigi - Posted on 06 August 2009


Jacopo Ortis e Didimo Chierico sono le sue controfigure principali e raffigurano i due caratteri contrastanti del suo io, rispettivamente quello tragico e quello ironico. Didimo Chierico rappresenta una figura esemplare, misteriosa. Instabile e senza fissa collocazione nel mondo. Didimo è un intellettuale che ha conosciuto la vanità della società letteraria e si è confrontato con la durezza della vita militare.
Assume atteggiamenti ironici, recita la parte dell'erudito attingendo a linguaggi antichi. Ha curato fino all'estremo gli aspetti formali della scrittura, pur scrivendo solo per ozio, con piena coscienza della sua vanità. Se si fa eccezione per alcune liriche e per i "Sepolcri" la maggior parte dei suoi scritti è costituita da abbozzi, esperimenti, interventi provvisori. E' viva in lui l'ansia di correggere e perfezionare, è questo il riflesso del suo carattere precario e della sua profonda incertezza. Nessuna opera del Foscolo è mai veramente finita, la sua è un'interminabile opera aperta, che coincide con la stessa provvisorietà della vita.

Una insoddisfatta ricerca di assolutezza che induce lo scrittore a tornare ossessivamente sui suoi testi. Ciò evidenzia tanto il desiderio inappagato di una perfezione classicistica, quanto l'instabilità esistenziale del poeta. L'opera foscoliana tocca temi molteplici, tuttavia questa ricchezza di interessi viene bilanciata dalla predilezione per alcuni motivi costanti, che rimandano a certezze e valori positivi. Si tratta dei celebri temi della compassione, del sepolcro come emblema della continuità tra i vivi e i morti, della patria, dell'amicizia, dell'amore, della bellezza e dell'armonia. Nell'assoluta incertezza dell'esistere e dello scrivere, questi riferimenti si presentano però come illusioni. L'autore non riconosce ad essi alcun fondamento oggettivo nella natura, che gli appare anzi cieca e indifferente ai desideri e alle passioni umane.

I caratteri più evidenti del Foscolo sensista si esprimono nella consapevolezza dell’insufficienza del casualismo meccanicistico a rispondere ai moti del cuore; e nella constatazione che l'uomo è soggetto ad una perenne trasformazione dovuta alla posizione giovanile, sostanzialmente pessimistica. Caratteristiche che ritroveremo nel'Ortis e nei Sonetti.
Ma, nello stesso tempo, il poeta non riesce ad accettare una conclusione così negativa degli ideali cui si era ispirato il suo cuore, nella seconda ode ci mostra infatti come uno dei valori spirituali, la bellezza, non è illusione ma realtà.

Alla poesia spetta, pertanto, il compito di rendere eterna la bellezza. Foscolo identifica nella volontà dell'uomo, la capacità di creare e far valere le illusioni, ovvero quei valori ideali che non hanno riscontro nella realtà pur riuscendo a donare un significato ideale all’esistenza. Alla poesia spetta dunque il compito di guidare la civiltà umana attraverso le sue dolorose conquiste.
L'accettazione della realtà costituisce dunque la conclusione alla quale pervenne il Foscolo; un lungo e doloroso cammino, sorretto dal dono della poesia, che lo traduce, sublima e purifica rendendolo eterno. La poesia è dunque la forma più alta e nobile dell'agire umano. Muore nel 1827 in condizioni di estrema miseria, in un quartiere di Londra tra le amorevoli cure della figlia Mary avuta nel soggiorno francese del 1804.





Aspetta! Ti piace questo contenuto? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai un messaggio quando sarà aggiunto un nuovo articolo. Nessuna pubblicità!