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Giovanni Verga
Mastro Don Gesualdo
Mastro don Gesualdo rappresenta il secondo romanzo del ciclo dei vinti ed ebbe un'elaborazione assai lunga di cui si trovano tracce già in alcune Novelle Rusticane.
Nel suo assetto finale, l'opera rivela una costruzione solidissima ed articolata. Narra le vicende di un muratore di una cittadina nei pressi di Catania divenuto, grazie al suo lavoro, padrone di una grande ricchezza economica che gli consente di trattare da pari a pari con la nobiltà feudale.
I malavoglia
Verga aveva già delineato l'intenzione di comporre un ciclo di romanzi strettamente collegati da un assunto comune: mostrare come la lotta per la vita si configuri in forme differenti e con differenti scopi nei vari ambienti sociali, ma si traduca in tutti i ceti nella fatalità della sconfitta per i più deboli, coloro che più anelano al cambiamento.
Giovanni Verga, parte seconda
Verga avverte soprattutto il bisogno di rappresentare una realtà lontana e che non coincida con la sua attuale esperienza. Da alcuni documenti di quegli anni è chiaro come il canone dell'impersonalità si leghi strettamente al Verga, nella necessità di guardare al mondo dei contadini o dei pescatori da una certa distanza, ed egli mira a raccontare il loro mondo con le loro parole semplici e pittoresche, dando per altro vita ad una nuova forma linguistica, ricca di proverbi e modi di dire tipici dei personaggi dei sui racconti.
Giovanni Verga
L'unico verista che seppe calarsi all'interno dei personaggi che rappresentò, esprimendo i sentimenti quasi con lo stesso loro punto di vista verso l'esistenza, con lo stesso loro linguaggio fu Giovanni Verga.

