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Il manoscritto che si credeva un bestseller



DiarioQuando gli alberi d’ulivo puntano verso l’alto, allora capisci che ci sei, sei arrivato a casa. Non tutti lo sanno, ma gli ulivi vengono fatti crescere in modo differente lungo quei pochi chilometri che separano il basso centro della Puglia dal Salento, l’estremo sud della regione.

Nella campagna barese le chiome sono forzatamente fatte crescere verso il terreno, nel Salento invece, si lascia ampio sfogo alla natura dell’albero, libero di ispirarsi verso l’alto. A separare i due diversi modi di coltivare gli ulivi, c’è una vasta area che funge da cordone, ed è terreno di vigneti.

È un viaggio che occorre fare in treno per poterlo comprendere pienamente. Meglio ancora nel periodo tardo primaverile, quando il verde delle due piante, la vite e l’ulivo, danno il meglio di sé, e accrescono il contrasto col resto del paesaggio.

Oggi è il 21 di giugno, il primo giorno d’estate, ed è anche il mio onomastico. Nei miei ricordi di bambino era sentito al pari di un compleanno, mancavano solo le candeline sulla torta. Poi gli anni hanno cominciato a correre sempre più velocemente. Come il treno sul quale mi trovo e che ogni volta, alla vista degli ulivi, sembra accelerare forsennatamente. Non so se sia vero, o solo un’impressione. Ma si ripete tutte le volte che torno nel paese dove sono cresciuto. Gli anni sono trascorsi e, del mio onomastico, è rimasto solo il ricordo di quando lo festeggiavo con mio nonno.

Oggi è il 21 di giugno, come altre volte ho fatto, sto tornando verso la casa di quando ero bambino, penso a tutto quello che la memoria ha registrato, e malinconico sorrido e penso a quante cose siano cambiate negli anni.

Queste parole segnano un inizio, il mio inizio. L’autore è un giovane scrittore, si chiama Thomas, ha 35 anni, e da 15 vive a Urbino, dove sono nato io. È arrivato qui la prima volta per gli studi universitari ed è stato lentamente fagocitato, affascinato, attratto, assorbito, e trattenuto da queste mura che, come il ciclo delle maree, si popolano di studenti in autunno e turisti in primavera, trasformandola in una città in fermento, e si svuotano in estate, facendola tornare un piccolo paesino, quasi inarrivabile, sulle colline marchigiane.

Thomas lavora come ricercatore presso l’università, era uno dei suoi due sogni e, a piccoli passi, è riuscito a raggiungerlo. Un sogno giovane, recente a dire il vero. Nato probabilmente per l’inconsapevole desiderio di afferrare un amore, rimasto comunque inarrivabile.

L’altro sogno invece lo accompagna fin quasi dalla nascita, ed è quello di scrivere un romanzo. Ma non un romanzo qualsiasi. Un vero bestseller. È sempre stato attratto dai libri, dalla scrittura. Scrivere gli è servito a crescere, lo ha aiutato a uscire dai periodi difficili che, presto o tardi, ciascuno affronta. Scrivere è stata, e tutt’ora lo è, una forma di terapia, ma anche un dolce piacere che non si stancherebbe mai di gustare.

il manoscritto che si credeva un bestseller

Nel descrivere il rapporto con la scrittura, cita spesso Billy Elliot, nell’omonimo film, quando, parlando della danza, la descrive come un qualcosa capace di farlo sparire fisicamente, tramutarlo in elettricità. Per Thomas, scrivere, ha l’effetto contrario. Convoglia stati d’animo elettrificati, impazziti, li inietta in un contenitore che prende forma, si anima e lo trasforma nell’uomo che è. Senza la scrittura non esisterebbe, sarebbe energia dispersa nell’aria, una carica elettrostatica costante ma intangibile ed effimera.

Thomas scrive ogni giorno. Ha smesso di viaggiare in auto in favore del treno, per avere sempre più tempo da dedicare alla scrittura. Se da adolescente nulla riusciva a ispirarlo come la malinconia di un paesaggio di mare in inverno, ora sembra cogliere storie e racconti da ogni piccolo evento, da ciascuna piccola storia che gli capita di osservare, da un dettaglio che gli si ferma nella testa, fastidioso come un sassolino nella scarpa, che lo incalza a scrivere e a raccontare.

Le storie nascono tra le pieghe delle mente mentre è in fila alla cassa di un supermercato, mentre osserva un formicaio, mentre rompe delle noci nelle mani.

Thomas lavora al campus universitario, nel suo piccolo studio che sembra uscito dalla fantasia di Wendy Stites, lo scenografo de l’attimo fuggente, con Robin Williams. È immerso nel verde, piccolo ma con un’ampia vetrata, in autunno riceve la luce riflessa del sole sulle foglie color rame, e illumina di luce ambrata l’intera stanza. Uno spettacolo che, nonostante sia sotto i suoi occhi ormai da alcuni anni, spesso lo lascia incantato, lo ipnotizza fin tanto il suono del telefono, o le voci nei corridoi, non lo riportano alla realtà.

Gli scaffali sono stracolmi di libri di ogni genere. Thomas è un lettore compulsivo, si lega a tutto ciò che ha letto divenendo incapace di separarsene. Non presta mai i suoi libri, piuttosto ne regala una copia nuova di zecca. Ciò che più risalta alla vista, entrando nell’ufficio, è la valanga di fogli sparsi ovunque, infilati tra i ripiani degli scaffali, pressati in mezzo ai libri, piegati sulla scrivania, ammonticchiati sulle sedie.

Sono i custodi di una marea di pensieri, incipit di improbabili romanzi, poesie, frasi o elucubrazioni. Quando sarò uno scrittore famoso e affermato –ripete spesso–quando potrò dare in pasto agli editori qualsiasi cosa abbia scritto, prenderò un anno sabbatico per riordinare ogni cosa, assemblare con un senso logico gli scritti e farne un libro. Non ora, nessuno prenderebbe sul serio una raccolta così frammentaria ed eterogenea, diciamolo pure, confusa.

Thomas ama sognare e, l’idea che restino solo dei fogli nella stanza, lo riempie di angoscia, di un’ansia pesante che quasi rende difficile respirare. In quei fogli ci sono le emozioni di questi ultimi dieci anni, hanno per lui un valore inestimabile. Presto o tardi diverranno un libro.

Ha iniziato a scrivere da giovanissimo Thomas, alle elementari aveva un quaderno di un improbabile colore arancio, sul quale scriveva descrizioni minuziose di tutto quello che gli passava sotto gli occhi. È in quel periodo che ha scoperto il fascino e l’amore per gli aggettivi.

Quando scrive, nessun oggetto, o persona, o situazione è priva di un paio di aggettivi. Un’attesa non sarà mai “solo un’attesa”, ma “un’attesa snervante e angosciata” o magari “un’attesa febbricitante e gioiosa”, una sedia sarebbe un oggetto inconsistente, privo di forma, può materializzarsi solo se diviene perlomeno “una scomoda sedia” ma anche “una sedia prestigiosa e inarrivabile”. Thomas scrive così, carica di enfasi ogni cosa. Non per il gusto dell’artificio, ma proprio per il desiderio di comunicare meglio un vissuto, o per il timore di esser frainteso, di lasciare troppa libertà o occasioni di distrazione in chi legge.

Crescendo era divenuto molto introverso, scrivere gli è servito per relazionarsi e comunicare con gli altri. La scrittura era l’interprete fra lui e il mondo esterno. Ancora adesso, sente di essere pienamente se stesso solo quando scrive.

Ha già pubblicato qualcosa. Qualche poesia in piccole antologie collettive, e tre volumi di raccolte con editori minori. Ancora nessun bestseller. Non ancora. Non ancora.

Continua a scrivere Thomas, a leggere, a esercitarsi, a imparare e, anche se non lo ammetterebbe mai pubblicamente, a provare e riprovare le risposte da fornire nel corso di un’ipotetica intervista. Quando il suo bestseller vedrà la luce non vuole essere impreparato. Così, in maniera quasi ossessiva, ogni sera si addormenta smussando le risposte, o arricchendole di dettagli, studiando le pause e le impostazioni della voce, fin tanto Morfeo non lo sottrae a questa penosa recita. Di giorno a migliorare quel che scrive, di notte a migliorare le interviste immaginarie.

Continua a scrivere con la costanza di un adolescente innamorato. Scrive e s’immagina, ormai affermato, di stare seduto a una scrivania minimalista, con una tazza di caffè fumante accanto al suo computer, in una stanza spoglia, ma con enormi e stracolme librerie tutto intorno. Una finestra ampia e luminosa, di fronte al mare, nella sua bianca casa irlandese, adagiata su un prato ben curato, a pochi passi da una scogliera che scivola a precipizio sull’acqua.

Quanto a me, domani smetterò di essere quel che sono, smetterò d’essere un manoscritto, e rinascerò con le spoglie di un libro: Diario d’inverno, questo è il mio titolo. Thomas ha lavorato con passione per mesi e mesi alla mia buona riuscita, mi ha riscritto più volte prima di esserne soddisfatto. Me lo sento, questa volta, questa volta è quella buona, ne sono sicuro, io diventerò finalmente il suo bestseller!
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