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L'appuntamento


By Pierluigi - Posted on 26 November 1995

Racconti Le sedeva accanto ed era da tempo che aspettava quel momento. C’erano voluti molti mesi affinché lei cominciasse ad interessarlo ma, alla fine, era successo. D’altro canto lui stava cercando di diventare un muro di sabbia nei confronti dei sentimenti, qualunque gesto o frase o stimolo, avrebbe perso velocità e si sarebbe fermato prima di raggiungergli il cuore. Esattamente come succederebbe con qualunque oggetto, anche con un proiettile, sparato sulla sabbia.

L’aveva invitato a teatro. Il teatro non lo appassionava molto, ma ci andava comunque volentieri perché la considerava una delle più alte espressioni culturali. Era un po’ come mangiare del fegato, non è buono ma fa bene.

Non smetteva di osservare ogni suo minimo gesto con la coda dell’occhio, senza essere visto. L’aveva fatto tante volte, ormai tutto gli sembrava familiare e, ad ogni movimento, aveva associato un pensiero. Avrebbe potuto conversare con lei senza farle aprire bocca. Fu in quel momento che capì di essersene innamorato e si rese anche conto che aveva sbagliato persona. Lo scudo che pensava l’avrebbe difeso non era servito, cosa avrebbe fatto ora?

Si alzò con una scusa e andò in bagno. Osservò la sua immagine riflessa nello specchio. Aprì l’acqua e la fece scorrere a lungo sulle mani, prima di portarla al volto. Era così fredda da sembrare ruvida.

Pensava a come sarebbe stato bello sfilarle la camicetta di seta nera, in una stanza con di sottofondo un notturno di Chopin, amava Chopin. Accarezzarle la pelle candida, stringerle i capelli tra le mani e baciarle il seno.

Continuò a buttarsi acqua sul volto, e si rese conto che sarebbe stato qualcun altro a fare tutto ciò, però lui lo avrebbe fatto meglio!

Non tornò a sedere ma, prima di andar via, scostò le pesanti tende di velluto rosso porpora che chiudevano le porte della sala, la cercò in mezzo al pubblico con lo sguardo. Rimase ad osservarla un po’ avvolta nel suo scialle bianco, era talmente assorta nello spettacolo che sembrava quasi farne parte. Chiuse gli occhi e immaginò di salutarla con un bacio sulla fronte, poi si voltò e si diresse verso l’uscita.

S’incamminò nel buio di una notte in bianco nero, fredda e stanca. Con le mani in tasca e lo sguardo triste sembrava uscito da un fumetto e, mentre si dirigeva verso la nebbia, scomparve.


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