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Confidenze


By Pierluigi - Posted on 28 September 1998

Racconti Piacere, Marina.

Piacere Claudio.

Ti stai divertendo?

Ma, non troppo, non conosco quasi nessuno qui!

Se vuoi ti presento a tutti gli altri.

No, non importa sto bene qui.

Tu ce l’hai un Amore?

Un Amore?! Un Amore l’ho avuto tanto tempo fa!

E adesso, non ce l’hai più?

Adesso… adesso no! (*) E tu?

Io non voglio più innamorarmi, ho sofferto troppo e continuo a soffrire.

Vuoi raccontarmi la tua storia?

Il mio Amore, mi ha fatto star male per molto tempo, e poi tra noi due è finita, ma non sono stato io a lasciarla, o lei. Semplicemente è finita. E’ passato un sacco di tempo ma continuo a stare male, ed ora comincio ad avere anche paura che il suo ricordo inizi ad essere meno chiaro. Le parti brutte, ciò che è stato fonte di rancore, è già rimosso, ma ora, ora cominciano ad essere meno nitidi anche i momenti belli. Restano le sensazioni, ma non mi bastano, molti dettagli, numerosi particolari, tendono ad essere offuscati.

Non è più sufficiente rileggere le sue lettere, ma non so cosa potrebbe aiutarmi a non dimenticare. Vado indietro con i pensieri e d’un tratto le lacrime mi avvinghiano gli occhi, dense come glassa. Non faccio in tempo a trattenerle che scendono giù.

Oggi ho provato a ricordare il suo corpo. La prima volta che le tolsi il reggiseno trapuntato, il cuore sembrava voler schizzare via, voleva uscirmi dal petto ma già spappolato! Il suo profumo aveva invaso l’abitacolo della macchina.

Ogni cosa in quei momenti era o sembrava al suo posto, ma non sono riuscito a ricordare il suo seno, amavo farle poggiare la schiena sul mio petto e abbracciarla stringendoglielo dolcemente nelle mani.

Portava dietro la testa adagiandola sulla mia spalla. I capelli le scendevano giù accanto ai miei e potevo sussurrarle nell’orecchio quanto la amavo.

Ho ricordato tutto questo ma non il suo seno. Non riesco ad immaginarlo nuovamente. Ricordo che mi piaceva per il candido e delicato colore della sua pelle, per le sue dimensioni, esattamente quanto poteva contenere la mia mano, e tanti altri dettagli. Ma è il ricordo dei miei pensieri e non l’immagine di lei nuda davanti a me.

Questo non sono riuscito a ricordarlo, e perciò ho pianto come un bambino.

Ho tirato fuori dal cassetto il maglione che avevo addosso quella sera, con il quale l’avevo coperta quando, nuda, aveva cominciato a sentire freddo.

E poi la sorpresa di scoprire, tornato a casa, che avevo ancora il suo profumo su di me.

Era come dormirle accanto.

Adesso che non provo più dolore semplicemente pensando a lei e alla nostra storia ormai finita, mi chiedo se ne sono ancora innamorato e, rispondere a questa domanda, mi fa paura.

Non solo perché lei non è più con me, anche se probabilmente è stato il vero amore della mia vita, quello che arriva quando è troppo tardi per essere una cotta, in un momento inaspettato, quello che ti travolge man mano che matura e non arriva come un fulmine a ciel sereno e poi comincia a scemare come un fuoco di paglia; no, non solo per questo (e già sarebbe sufficiente) ma anche perché, se così fosse, come potrò innamorarmi di nuovo. E, quando accadrà, non sarà forse meno intenso e coinvolgente di quanto sia stato, o sarebbe potuto essere, con lei? E il sentimento che proverò, non sarà forse un surrogato dell’amore? Quando si raggiunge la perfezione, in qualunque ambito, come si può andare oltre? Mi credevo forte e invincibile perché, prima che sentirmi individuo, mi sentivo suo. Avevo deciso di appartenerle e, l’amore che provavo per lei era tanto che avrei difeso ogni sua cosa, e me stesso solo di riflesso, per amor suo. E’ difficile da spiegare.

E’ stato sufficiente sognarla qualche notte fa per stare male. E’ passato tanto tempo, pensavo che non avrei più sofferto per lei. E’ stato un sogno molto reale, nel quale ho disperatamente cercato di comunicarle che la vedevo soffrire.

Ho aspettato una sua risposta mentre le ripetevo mille raccomandazioni, come se fossi stato cosciente che era solo un sogno, quasi sapessi che il tempo che mi restava era poco ed era importante metterla in guardia. Io non credo in Dio ma, se ne esiste uno, vorrei chiedergli di lei, domandargli come sta.

Se ci fosse un dio, sapendo quanto ho sofferto e quanto continuo a soffrire mi risponderebbe e, forse, piangerebbe con me. Se ci fosse un Dio, le avrebbe fatto fare il mio stesso sogno per farle sentire le mie raccomandazioni, per farle sapere che la penso ancora e ancora la amo. Se ci fosse un Dio forse mi farebbe morire, ma non prima averci fatto rincontrare.

(*) La parte del dialogo scritta in corsivo è tratta dalla canzone di Claudio Baglioni “Se… casomai…”


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