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11 aprile 2003
Uno sbadiglio più forte e scopro d'essermi svegliato un po' prima dell'alba.
Qualche lacrima di stanchezza vien giù da occhi lucidi e assonnati.
La mente non è ancora in grado di decifrare i segnali ed i pochi stimoli esterni, ma il corpo si muove con automatismi acquisiti.
Un altro sbadiglio ed inizio a pensare. A tante o poche cose, comunque sufficienti a riempire i miei spazi.
Sorrido pensando alla gioia ed alle gioie inattese.
Sempre più spesso sento parlare di felicità.
E scopro quanti abbiano scelto di dipingerla addosso per schermarsi dagli altri, o proteggersi il cuore.
Dieci anni fa mi piaceva legare ed intrecciare delle vite fra loro, lo facevo di notte, e già allora lo scrivevo nel mio diario.
A distanza di tempo continuo a farlo, in maniera meno violenta, ma si direbbe più efficacie.
Penso alla gioia, ed a quanti abbiano scelto di mantenere la giusta distanza di sicurezza dalla vita.
Perchè, a volte, la vita frena di colpo, ed una felicità che viaggia veloce rischia di frantumarsi nell'impatto.
Ma mantenendo una buona distanza ci si può illudere sulla finta folle corsa intrapresa, senza il rischio di cadere nella realtà.
Ho intrecciato delle vite, ora hanno scelto di moderare la corsa, vedranno meno paesaggi, ma forse li vedranno meglio, o forse si annoieranno del loro guardare.
Di certo la vita non aspetta, ma noi, giusto o sbagliato che sia, continuiamo a tenere la distanza di sicurezza.
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