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La pubblicazione a pagamento, parte 1
Sono molte le case editrici che invitano l’autore a finanziare la propria opera, rendendola di fatto una “pubblicazione a pagamento” o, per dirla all’inglese, una vanity press. Le ragioni per le quali una casa editrice potrebbe chiedere un contributo alla pubblicazione sono numerose, spaziando dall’eticamente lecito all’inaccettabile. Altrettante, e altrettanto variegate, possono essere le ragioni che spingono un autore ad accettare di pagare pur di vedersi pubblicato.
Ci sono molti modi per finanziare la propria opera. Il più semplice e diretto consiste in un puro esborso di denaro da parte dell’autore. Un sistema alternativo, ma tecnicamente identico, è dato dall’impegno di riacquisto, sempre da parte dell’autore, di un certo numero di copie della prima edizione del suo libro. Esistono naturalmente altri metodi, più o meno semplici da concretizzare, che affronteremo tra breve.
Sono in molti a demonizzare tout court questo tipo di iniziative. Effettivamente, di primo acchito, viene spontaneo storcere il naso. In realtà la questione andrebbe analizzata in maniera un po’ differente o, perlomeno, più approfondita. Il finanziamento, o autofinanziamento, della propria opera, soprattutto dell’opera prima, è un fenomeno molto comune. Praticato anche da editori e autori di spicco, divenuti col tempo pietre miliari nel panorama letterario. Fattore questo sul quale fanno leva tutti gli editori col vizietto del contributo, pronti a sciorinare la lista dei mostri sacri della letteratura, che hanno pagato pur di vedersi pubblicare.
Il finanziamento dell’opera acquisisce connotati negativi soprattutto quando diviene una mera pubblicazione a pagamento, priva di stile e di valore. Al pari di una semplice stampa tipografica.
A favorire questa situazione è in prima istanza l’ego di molti autori che, pur di poter avere per le mani il libro che hanno scritto, farebbero carte false. Senza mai porsi domande sulla reale qualità del loro lavoro, o all’interesse di un ipotetico lettore per il contenuto prodotto, o sul contributo fornito nello specifico settore di riferimento.
Questa ultima circostanza è tipica anche di alcuni ambiti, come quello universitario, dove, il numero di pubblicazioni realizzate, è una sorta di indice del valore accademico di una persona. Senza voler approfondire i limiti e le pecche di questo strumento, è evidente che molti sono preoccupati solo di quanto pubblicano, e non del reale valore del libro.
E’ una situazione che trova riscontri anche nel mondo della politica o dello spettacolo dove, figurare come autori di un libro, è un modo come un altro per darsi un tono, per apparire più esperti o meno frivoli ed impreparati. In questi casi le vendite del libro hanno un’importanza secondaria. Gli obiettivi sono ben differenti.
Che sia l’ego, che sia altro, c’è una schiera di aspiranti scrittori disposti a tutto pur di vedersi pubblicati. Quando questa richiesta incontra un editore scaltro, un puro imprenditore, il matrimonio è fatto! L’editore si trasforma in tipografo, dando alla luce volumi dalla qualità inconsistente, destinati a rimanere invenduti. Del resto le spese, ed il mancato guadagno derivante dalle mancate vendite, sono entrambi coperti dall’autore. L’affare è servito e l’ego appagato.
Questi pseudo editori poi, molto spesso si limitano a inserire clausole contrattuali sul numero massimo di copie previste per la tiratura. Tradotto significa che, tecnicamente, possono limitarsi a stampare solo quelle che contano di rivendere all’autore, senza minimamente preoccuparsi di investire altre risorse nella promozione e distribuzione del libro.
Altrettanto spesso lasciano credere all’incauto autore che addirittura potrebbe guadagnarci moltissimo, semplicemente contattando personalmente le librerie e provando a rivendere a queste ultime le copie riacquistate. Oppure provando a piazzarle direttamente sul mercato. E’ evidente che questo tipo di possibilità è inconsistente sotto tutti i punti di vista. Le librerie si riforniscono mediante una rete di distributori o presso l’editore, non certo riacquistando copie dall’autore. Situazione che, tra l’altro, implicherebbe anche una serie di obblighi fiscali che l’autore non è pronto a sostenere.
Tuttavia, lo schema, sulla carta ha il suo fascino. Tantissimi abboccano e, nel caso in cui la pubblicazione di un libro non debba rispondere all’esigenza di un guadagno per il suo autore, ma solo ad una sorta di soddisfazione personale, il problema non si pone neppure.
L’autore, convinto di essere il solo a conoscenza di un segreto che è sicuro come quello di Pulcinella, potrà fregiarsi tra amici, colleghi e conoscenti, di essere uno scrittore. Pazienza se il suo volume sarà poi praticamente irreperibile nelle librerie e non venderà una copia. L’obiettivo era un altro.
Analizzando l’autofinanziamento della propria opera in questa chiave, è evidente che rappresenta un fenomeno negativo ma, anche questo, figlio dei nostri tempi.
Diverso è il caso di un editore serio, noto nel settore, che però non può, o non se la sente, di investire in tutti gli autori emergenti, sobbarcandosi un rischio che è effettivamente molto elevato.
Una casa editrice che realmente valuti un’opera per la sua qualità, la ritenga potenzialmente interessante, e proponga all’autore un finanziamento per poterla concretizzare, occupandosi poi di curare l’editing professionalmente e la distribuzione altrettanto professionalmente, è una condizione diametralmente opposta a quella precedentemente descritta.
In questo caso l’obiettivo della casa editrice non è quello di guadagnare mediante l’autore. Ma di non compromettere la sua stabilità nel voler lanciare nuovi scrittori. Quindi anche l’importo richiesto sarà nettamente inferiore. In genere utile a coprire solo una parte delle spese vive.
L’editore del primo esempio ha il suo prevalente (se non unico) guadagno dalla vendita delle copie direttamente all’autore. Dovrà chiedere un “contributo” maggiore, non avrà timore di inficiare il buon nome della sua azienda con opere prive di valore, né avrà ragione di preoccuparsi di un editing professionale e di una rete distributiva efficiente.
Il secondo editore lavora professionalmente ma, consapevole di operare in un Paese dove si legge poco, cerca di coprirsi parzialmente le spalle, puntando ugualmente su un libro valido.
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Ciao, se mi stai chiedendo una sorta di "lista" di case editrici che, sebbene dietro contributo dell'autore, si possano ugualmente ritenere "affidabili" o comunque idonee a poter offrire una prima chance, purtroppo non posso fornirtela, per la semplice ragione che non ne dispongo. Ma puoi sempre procedere ad una selezione di case editrici partendo da altri presupposti, come indicato qui: http://www.scrittiescrittori.com/dossier/professione-scrittore/scelta-de... e qui http://www.scrittiescrittori.com/dossier/professione-scrittore/scelta-de...
Se una delle case editrici selezionate con i metodi di cui sopra ti chiedesse un contributo, mi sentirei di dire che puoi fidarti.
Alla larga invece da quelle case editrici che si pubblicizzano ovunque con annunci ammiccanti proprio verso i nuovi autori. E' puro marketing-fregatura! Spero di esserti stato utile.
volevo ringraziarti per l'articolo interessante...ho un una domanda a questo punto, ma in questa situazione dove se non hai il colpo di fortuna di essere pubblicato e sponsorizzato da una casa editrice devi al contrario contribuire alle spese per poter vedere la tua opera pubblicata, quali sono i soggetti più affidabili? nel senso quali editori garantiscono che il tuo libro venga distribuito nelle librerie e un minimo promosso, sebbene pagati.
sai , per andare sul concreto credo che non tutti abbiano la possibilità di guadagnarsi il posto al sole offerto dalle case editrici "talent scout". Ragion per cui se un autore riesce a garantirsi il successo di pubblico pur dietro autofinanziamento , pur senza l'ala pregiata dell'editore mecenate...beh! chissenefrega!...il banco di prova è necessario e sono i lettori che determinano la tua vittoria o la tua sconfitta.
ciao e grazie
Puoi tranquillamente contattarmi per un parere, ci mancherebbe altro.
Sono capitato in questa pagina per caso ma l'ho trovata molto interessante. Sto aspettando il mio primo contratto per un libro. Quando mi arriverà, posso chiederti di darmi un'opinione sull'offerta della casa editrice, visto che mi sembri piuttosto in gamba?
Ti ringrazio per l'attenzione.