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Professione scrittore


By Pierluigi - Posted on 29 September 2009


professione scrittoreAlzi la mano chi, da bambino, non ha sognato di scrivere un libro di successo. Alcune professioni hanno un fascino enorme fin dai primi anni della vita di ciascuno. Accade per la figura del giornalista, dell’investigatore privato, dell’avvocato alla Parry Mason, dell’astronauta e… dello scrittore.

E’ come la varicella, tutti ne siamo stati colpiti presto o tardi. Alcuni cambiano obiettivo crescendo, i più pragmatici cominciano a sognare un futuro da manager, da medico, calciatore. Altri, complice l’andazzo mediatico, ambiscono a diventare tronista o velina. Ma, negli anni in cui si è maggiormente idealisti, sognatori, ingenui, lo scrittore svetta in cima alle classifiche di gradimento, seguito a ruota solo dal giornalista.

Occorre tuttavia chiedersi: chi è tecnicamente uno scrittore? Da un punto di vista lessicale è colui il quale lavora avendo come strumento principale la scrittura. Ma, sotto un profilo più esteso, e nell’accezione comune, lo scrittore è chi ha evidenti doti narrative, al di sopra della media, e le utilizza per produrre componimenti di vario genere, che poi evolvono sottoforma di libri. E’ ritenuto scrittore colui che vive delle sue opere, della sua arte scrittoria, il cui guadagno è essenzialmente legato alla vendita dei suoi libri.

il manoscritto che si credeva un bestseller

Perfino per alcuni sindacati degli scrittori, scrivere non è sufficiente per essere ritenuti tali. Spesso non basta neppure l’aver pubblicato un libro soltanto. Non è sufficiente! Occorre averne prodotto più d’uno e, possibilmente, pubblicati con editori di chiara fama.

Insomma, trasportare uno scrittore dalle pagine di un vocabolario fino al mondo reale, richiede un impegno notevole. La strada appare subito in salita. Ed in effetti, lo vedremo di seguito, non è che appaia in salita, è proprio ripida e scivolosa, piena di buche e insidie ad ogni passo. Soprattutto sembra sbarrata ed inaccessibile proprio nel suo tratto iniziale.





Concordo con tutto, tranne che con l'affermazione per la quale " puÒ dirsi scrittore solo chi vive principalmente dei suoi libri" Kafka lavorava per una ditta di assicurazini, Ialo Svevo per il suocero, Faulkner riempiva caldaie di carbone, Twain lavorava alla dogana, potrei citare altri mille esempi... vogliamo dire che non erano scrittori? Chi scrive e pubblica ( e vende anche) sa benissimo che per poterci vivere dovrebbe chiamarsi Totti o Cassano e andare a pubblicizzare il proprio libro di barzellette in tv. O avere dietro un colosso disposto a investire migliaia di euro in pubblicitá. Ma anche solo duemila lettori e buon critiche fanno di te uno scrittore vero, se sai scrivere. Non fermiamoci al concetto: sei se vendi. Con l'arte non funziona così.
Germana Fabiano, autrice di Balarm, La luna contro, In nome di Dio e per mano del diavolo, ( Edizioni Robin)

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