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Editing
Il lavoro dell’editor è spesso fondamentale e determinante per la buona resa di uno scritto. L’editor infatti si incarica di rivedere i testi così come approntati dall’autore, rimaneggiando quei passaggi ostici, ermetici o, più semplicemente, incomprensibili per il lettore.
Un bravo editor riuscirà a far splendere un’opera di spessore, ma potrà rendere appena accettabile un lavoro scadente. L’editor lavora sul materiale che gli viene fornito, ci lavora più o meno pesantemente per migliorarlo, ma non potrà trasformare di sana pianta il prodotto iniziale.
Anche se spesso sorgono divergenze col proprio editor, molti autori dovrebbero essere riconoscenti verso un professionista che lavora a tutto vantaggio del libro. E’ evidente che non tutti gli editor siano professionisti di rilievo, ma in quale categoria si possono individuare solo eccellenti esponenti? Il rischio di un editor che lavora in maniera azzardata è il medesimo di incorrere in un medico non preparato, o in un idraulico incompetente. Tale eventualità non scredita una categoria.
Avendone le possibilità, ci si potrebbe rivolgere ad un bravo editor anche nelle fasi iniziali della stesura di un libro. E’ evidente che questo dovrà essere fatto in via privata ed a pagamento. Scegliendo un valido professionista si potranno ricevere utili consigli per comprendere fin da subito come strutturare al meglio il proprio testo, al fine di realizzare un prodotto più calzante alle esigenze proprie dell’editoria.
Il vantaggio ottenuto tornerà utile all’atto di sottoporre il testo alla valutazione di un editore, e sarà probabilmente una delle modalità più adeguate per investire del denaro da parte di un aspirante scrittore.
A tal proposito voglio proporre parte di un articolo apparso sulla rivista Writers Magazine(1) , citata anche in appendice, a firma di Franco Forte. Un articolo che evidenzia un caso concreto in cui un editor interviene sull’incipit di un romanzo per migliorarne la performance. L’avvio originale è il seguente:
Un urlo lacerante seguito dal pianto di un bambino annunciò al Re che l’erede era nato. Il nuovo venuto fu portato dalle levatrici, mentre le schiave aiutavano la Regina a riprendersi. Come ogni padre fa in queste occasioni, il Re controllò che fosse tutto a posto: cinque dita in ogni mano e piede, nessuna menomazione fisica. Il fatto che fosse una femmina non ne diminuiva il valore ai suoi occhi: era la prima figlia e già l’amava.
Mantenendo le medesime informazioni ed il medesimo iter narrativo, ecco come l’intervento di un editor possa migliorare completamente l’effetto di suspense, trattenendo, incuriosendo e creando il miglior effetto sul lettore:
Quando le mani ancora sporche di sangue della levatrice gli mostrarono il piccolo fagotto urlante, il Re trattenne il fiato. Aveva ordinato che il nascituro fosse portato subito da lui, nella sala del trono, mentre le schiave di corte si occupavano della madre. Lui doveva sapere.
- E’ maschio o femmina? – chiese, cercando di mantenere fermo il timbro della voce, mentre il cuore gli premeva dolorosamente nel petto.
- Femmina, mio signore – rispose la levatrice senza alzare gli occhi dal pavimento, mentre gli offriva la bambina avvolta in un panno come l’offerta votiva tributata a un dio.
Il Re si sporse leggermente in vanti, afferrò una manina della neonata e la controllò. Esaminò anche l’altra, poi quando spostò l’attenzione su uno dei piedini, all’estremità di una gamba rugosa ancora striata di sangue, ebbe un singulto: non aveva le dita!
Sua figlia era nata con una malformazione.
Sconvolto dal terrore, il Re afferrò la gamba della neonata, quasi strappando via la bambina dalle mani protese della levatrice, e la sollevò. Quando si rese conto che la piccola teneva le dita del piede aggricciate, si sentì inondare dal sollievo, scoppio in una risata liberatoria e si lasciò andare contro l’ampio schienale del trono, stringendo a se la figlia.
Era sana e in perfetta salute.
Il fatto che fosse una femmina non ne diminuiva il valore ai suoi occhi: era la sua prima figlia e già l’amava.
E’ evidente come, in questo caso, l’intervento di editing sia stato radicale. Ipotizzare un simile lavoro su un libro completo, implicherebbe un immane lavoro di riscrittura. Ricevere un parere, un’analisi o un intervento nella fase iniziale, può invece aiutare l’autore a trovare in autonomia la strada più corretta o, perlomeno, non allontanarsene troppo, pur mantenendo intatta la sua idea di fondo.
Anche le idee migliori hanno spesso bisogno di essere riviste ed ottimizzate, non basta l’originalità e la bravura, una buona dose di umiltà, soprattutto nella fase iniziale, è un grosso aiuto ad accettare una critica e migliorare il proprio lavoro.
Parafrasando un celebre modo di dire, potremmo affermare che dietro un grande autore c’è sempre un grande editor. Quanto più queste due figure lavorano nel rispetto reciproco e senza desideri da primedonne, tanto più ne guadagnerà la qualità del prodotto finale: il libro.
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(1) Franco Forte, Caro editore, ti scrivo, Writers Magazine, num.13, gennaio 2009, 6-10
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