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La distribuzione del libro
La distribuzione di un libro è un elemento determinante. Al punto che, in genere, è l’unico elemento del quale tutti si preoccupano. Spesso è un po’ sopravvalutata, ma solo per una questione di prospettive. Proverò a spiegarmi meglio.
Quando entriamo in una comune libreria, a prescindere dalle dimensioni, troviamo una esposizione dei libri pressoché analoga. Ossia un’area centrale e ben visibile, dove vengono esposte le ultime novità di autori e case editrici celebri. E’ il settore più importante della libreria e, per ogni titolo, sono disponibili decine e decine di copie, ordinatamente impilate e pronte ad attrarre l’attenzione. E’ verosimile pensare che, a prescindere dalla ricerca di un titolo specifico, ci si imbatterà in quella porzione di spazio e, anche solo per curiosità, il lettore medio andrà a sbirciare cosa c’è di nuovo. La probabilità che si realizzi un acquisto da questo ristretto gruppo di titoli (meno di un centinaio anche nelle librerie più importanti) è assai elevata.
Di tutti gli altri libri, salvo eccezioni, la libreria dispone di una o poche copie. Generalmente sistemate su ripiani meno visibili, e con i titoli divisi per genere e per autore. La possibilità di scovare un testo che ci attrae, posizionato in una categoria che non è di nostro primario interesse, è assai remoto.
Ad esempio, se la narrativa straniera non è il principale interesse di un lettore, difficilmente questi si soffermerà con attenzione a scandagliare tutti i titoli e gli autori presenti nell’apposito spazio riservato alla narrativa straniera anche se, potenzialmente, avendo il tempo ed il modo di visualizzare meglio quell’area, potrebbe trovare almeno un titolo di suo gradimento, o addirittura un testo che possa entusiasmarlo moltissimo.
Quando scriviamo un libro, soprattutto un’opera prima che non gode di un elevato risalto mediatico (ossia nel 99,99% dei casi), si tratta di lanciare una sorta di amo in mezzo al mare. Un mare però già disseminato di milioni di altri ami, nella speranza fondamentale di essere notati.
Occorre, a questo punto, cambiare un attimo la prospettiva. Indossiamo non i panni dello scrittore emergente, ma del lettore comune. Il lettore comune si reca in libreria prevalentemente per tre ragioni. In un primo caso perché sa esattamente quello che vuole. Per esempio l’ultimo romanzo del suo autore preferito, o quel manuale sulla barca a vela che ritiene possa essergli utile.
La seconda possibilità è che si rechi in libreria alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi, appartenente al gruppi dei suoi principali interessi. Per esempio un romanzo fantasy.
La terza ed ultima possibilità è che ci vada solo per dare un’occhiata, quindi per vedere le ultime novità o per trascorrere del tempo libero alla ricerca di un libro che possa interessarlo. A seconda delle ragioni che lo spingono in libreria, probabilmente anche il tempo a sua disposizione sarà più o meno ampio. Generalmente molto poco nel primo caso, molto di più nel terzo.
A questo punto i due schieramenti sono, la distribuzione dei libri da una parte, le esigenze (ed il tempo) del lettore medio dall’altra. Il campo da gioco, ovviamente, la libreria.
Nel caso il lettore sia alla ricerca di un titolo preciso, anche se possibile, è improbabile che abbia molto tempo da dedicare, e che si metta a cercare con attenzione sui vari scaffali, sino ad avere per le mani il nostro libro. Inoltre, se è costretto a scegliere a quale dei due volumi destinare i suoi soldi, è ancor più difficile che rinunci a qualcosa che desidera, e per la quale si è recato in libreria, per preferirle un nuovo autore.
Se il potenziale lettore/acquirente ha scelto di trascorrere qualche ora del suo tempo in libreria, dedicherà in ogni caso la prima parte della visita alle novità, per poi passare ad un esame approfondito dei suoi principali interessi e, in ultimo, uno sguardo un po’ più superficiale sul resto dei temi.
Gli unici casi, o comunque i più probabili, a seguito dei quali il libro di un esordiente venga casualmente notato da parte di un potenziale acquirente, sono quando il lettore medio, con un bel po’ di tempo a disposizione, si mette alla ricerca di un genere specifico, ma non di un titolo in particolare, o quando, volendo trascorrere un po’ del suo tempo libero in libreria, il settore che più andrà a spulciare è il medesimo in cui si trova il libro del nuovo autore.
Se si pensa un po’ a mente fredda, ci si rende conto che affidandosi solo a questa situazione, la speranza di vendite significative diviene drasticamente bassa.
Ciò nonostante, la prima preoccupazione dello scrittore esordiente, è valutare in quali librerie sarà poi reperibile il suo libro. Generalmente per il solo desiderio di vederlo sugli scaffali e quindi, ancora una volta, per appagare il proprio ego.
Occorre tener presente che, la distribuzione di un testo, ha dei costi elevati. E’ probabilmente una delle voci che maggiormente incidono a ridurre i margini di guadagno dalla vendita del libro. Inoltre, ciascun editore, ha generalmente centinaia di titoli da distribuire, e ciascun distributore lavora con numerosi editori e rifornisce una rete di librerie. Si pone quindi come intermediario tra la casa editrice e la libreria e, ovviamente, deve percepire un guadagno e sostenere spese di trasporto e logistica. L’intero meccanismo determina una latenza nel rientro dei capitali da parte della casa editrice, ed ovviamente un abbattimento del guadagno. Anche quello dell’autore.
La macchina della distribuzione è un qualcosa di straordinario e straordinariamente importante, ma ha inevitabilmente un costo. Al punto che, buona parte dei piccoli o piccolissimi editori, la gestisce in proprio.
Soprattutto in queste circostanze è evidente che, l’esordiente di turno, cercando se stesso in libreria, difficilmente riuscirà a scorgere il suo libro, finendo col subire una nuova frustrazione e nel ritenere unico responsabile l’editore. Che evidentemente preferisce tenere “in casa” le copie del volume, piuttosto che venderle per guadagnarci lui per primo.
E’ chiaro che il discorso non regge ed è poco logico. Inoltre ci si dimentica che, anche se correttamente distribuiti, ipotizzando la presenza del proprio libro in 100 librerie italiane (ottimo risultato per un esordiente senza santi in paradiso), in ogni caso la sua visibilità sarebbe estremamente limitata, schiacciato fra centinaia di altri testi che parlano del medesimo argomento, tutti come ami a cercare di acchiappare il lettore di passaggio.
Dove voglio arrivare con questo ragionamento? Non certo a sminuire l’importanza della distribuzione. Sono anche io fra gli autori in cerca del proprio libro in tutte le librerie che mi capita di visitare. Ma intendo sottolineare come, affidarsi alla sola distribuzione, non è una garanzia per generare vendite.
Molto più determinante è riuscire a ritagliarsi spazi di visibilità (così come chiarito nel paragrafo sulla promozione). La vera chiave di volta risiede nell’essere visibili e, di conseguenza, richiesti. Solo a questo punto l’elemento della distribuzione diviene fondamentale. Non solo, ma se in tanti richiedono il vostro titolo in una libreria, sarà premura di quest’ultima non solo ordinare un numero di copie maggiore, ma assegnarvi anche migliore visibilità sui propri scaffali.
Occorrerebbe preoccuparsi della distribuzione solo dopo aver realizzato una strategia per conferire visibilità al proprio libro. Non aspettare passivamente gli eventi, dedicandosi solo ad ispezionare le librerie per verificare se esiste il proprio libro.
Ovviamente, nel momento in cui si seleziona l’elenco delle case editrici cui proporre il proprio manoscritto, sarà importante saggiare anche la loro efficienza in termini di distribuzione. E’ un’analisi da compiere a monte, prima di firmare il contratto di edizione.
Un primo elemento da tenere in considerazione è la ricerca sulle principali librerie online. La presenza in questi circuiti non solo è oggigiorno determinate, ma permette anche di farsi una prima idea delle dimensioni della casa editrice e dei tempi medi richiesti per la distribuzione.
Fare una ricerca su Ibs.it, Bol.it, Libreriauniversitaria.it, Deastore.com, ecc. permette di verificare che la nostra casa editrice sia collegata al circuito di distribuzione online. Verificando i tempi stimati per la consegna del libro, chiaramente visibili nei siti internet indicati, si ha anche una valutazione approssimativa dell’efficienza del sistema distributivo.
Il secondo passo è una sorta di sopralluogo in una decina di grosse librerie. Valutiamo se esiste fra gli scaffali almeno un titolo editato dalla casa editrice che vogliamo testare. Una eventuale presenza è già un buon segno. Ma non è finita. Fingiamoci interessati ad un titolo specifico edito dalla nostra casa editrice, un titolo che ovviamente non deve essere già presente. Valutiamo se la libreria può procurarcelo ed entro quanto tempo.
Se nessuna delle librerie è in grado di procurare un titolo specifico in tempi ragionevoli, evidentemente la casa editrice che vogliamo testare ha reali difficoltà nella distribuzione. Questo è un elemento molto negativo, che potrebbe rendere vani anche gli sforzi compiuti per ottenere visibilità e interesse intorno al nostro titolo. Se, viceversa, la maggior parte delle librerie interpellate dichiara di poterci procurare senza difficoltà i libri che cerchiamo, allora la casa editrice è certamente un’azien-da su cui puntare per ottenere un buon successo.
E’ evidente che, nella nostra ipotetica classifica di preferenza, da redigere per valutare le case editrici cui proporre il manoscritto, grande rilievo avranno anche quelle case editrici capaci di distribuire libri al di fuori dei circuiti convenzionali. Ottenere un contratto di edizione da queste ultime sarà ancor più complesso per un esordiente. Però le occasioni di visibilità aumenterebbero enormemente.
Ci sono case editrici i cui libri si possono reperire nei supermercati, negli uffici postali, negli autogrill, tutte aree con grande ed eterogenea affluenza di persone dove, l’acquisto d’impeto, è molto probabile ed elevato.
In conclusione, la catena distributiva, come per ciascun prodotto commerciale, è essenziale. Ma solo a patto di ritagliarsi uno spazio, una nicchia, di visibilità. La sola distribuzione serve a poco. La visibilità senza la distribuzione, invece, è perfettamente inutile.
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