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Il Realismo in Italia
E' finito il tempo dei moti rivoluzionari, (ci troviamo poco dopo il 1860) e l’unità d'Italia passa dai cospiratori ai diplomatici, in un paese ricco come non mai di problemi come la riorganizzazione materiale e spirituale del nuovo Stato, il riassesto delle finanze ecc. Soprattutto nel meridione più arretrato rispetto al Nord già più moderno e progredito.
La letteratura cessa di cantare sogni ed esaltare ideali, per accostarsi ai reali problemi del paese, riversando nel progresso scientifico le speranze per la risoluzione e la liberazione dell'uomo dai mali secolari.
L'osservazione della realtà, metteva a nudo la crudele importanza dei fattori materiali, la carenza dei quali, non consentiva uno sviluppo spirituale. Nasce una nuova forma di pessimismo, generato dall'osservazione di una società condizionata dai bisogni economici, dalle circostanze materiali ed ambientali.
La forma letteraria più aderente alle mutate esigenze e più costruttiva sotto il profilo della validità culturale è il Verismo almeno quello rappresentato dalle figure più importanti di questa nuova corrente letteraria: Giovanni Verga e Luigi Capuana. Quest'ultimo sostenne con tenacia il canone dell’impersonalità dello scrittore come tecnica narrativa che deve basarsi sulla pura osservazione dei fatti, realmente desunti dalla realtà quotidiana.
A differenza del Naturalismo Francese che si volgeva alla rappresentazione di ambienti cittadini e interpretava l'influenza dei fattori ereditari ed ambientali nelle loro deviazioni psicologiche, il nostro Verismo tende a rappresentare una realtà contadina nella tipicità delle singole regioni, e le influenze ereditarie ed ambientali, sono sentite come continuità di tradizioni e di mentalità, caratteristiche degli ambienti regionali e popolari più isolati e chiusi ad influssi esterni, come la Sicilia ed il Meridione in genere.
Il Verismo ritrasse con obiettività e fedeltà usi, costumi, mentalità, ambienti delle varie regioni italiane, cogliendone la vita nei suoi aspetti e problemi concreti descrivendo soprattutto le regioni meridionali ancora sconosciute alla gran massa degli italiani. Senza tuttavia cercare di modificare le situazioni o risolvere i problemi di questa gente, visto che gli scrittori veristi non hanno intenti politici o sociali; pur non essendo insensibili a tali problematiche.











