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Il Realismo in Italia, parte seconda.
Gli scrittori veristi rappresentano con partecipazione commossa i drammi della loro terra, senza commentare o intervenire, lasciando che siano le vicende ad autocommentarsi. A tal proposito assistiamo ad una forma espressiva il più possibile libera da echi letterari e quanto mai vicina ai tipici modi espressivi delle persone e degli ambienti descritti. Narrando con chiarezza i problemi talvolta tragici, ed il bisogno di risolverli giorno per giorno.
Problemi spesso di sopravvivenza, che lasciano sconcertati e pensierosi. Questo concentrarsi nel rappresentare gli stili sociali più poveri è uno dei caratteri che più fa divergere il verismo italiano dal naturalismo francese il quale, come diceva uno dei massimi esponenti, (Ippolito Taine), deve studiare la società in tutti i suoi aspetti e in tutti i suoi strati sociali, dai più bassi ai più alti essendo per altro l'uomo, il prodotto di tre elementi: fattore ereditario, ambientale-sociale, momento storico i quali lo determinano nei suoi aspetti psicologici e ne generano il comportamento.
Il limite dei nostri veristi fu il carattere bozzettistica ed esteriore della loro rappresentazione, essi guardarono sempre dall'esterno il mondo degli umili, riuscendo a mostrare una grande carica di pietà per la loro esistenza, ma al contempo, non seppero capire quasi mai la profonda umanità dei semplici sentimenti e la particolare civiltà che essi esprimevano.
Firenze e Milano sono i centri in cui si sviluppava più apertamente il dibattito, animato, per altro, da Capuana, Verga e De Roberto, spinti da una forte coscienza unitaria che gli porta a condividere gli ideali del Risorgimento e le sue aspirazioni di rinnovamento radicale. E proprio per questo vivono in modo più acuto la delusione per la sconfitta di quelli ideali e per l'incapacità di trasformare una realtà dura e violenta come quella siciliana.
Questa delusione non li porta però ad assumere posizioni democratiche o progressiste, ma li induce a guardare con sfiducia ad ogni possibile modificazione, e ad accettare, in sostanza, le gerarchie ed il sistema sociale presente. Le loro pagine sono dominate da un senso di solitudine e costrizione, lontanissimo dallo spirito aperto e nutrito di scambi del naturalismo francese.
Nasce da quì un nuovo paesaggio letterario, quello della Sicilia accesa e bruciata, violenta e passionale, funebre e solare; nasce tutta una serie di nuovi personaggi guidati da impulsi ciechi, da cupa voracità economica, da distruttivi lampi di follia.
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