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I promessi sposi
I Promessi Sposi, rappresentano l'opera più importante del Manzoni. Cominciò la stesura del romanzo nel 1821 e dopo una prima ed una seconda pubblicazione nel 1827, continuò per altri 12 anni un lavoro di revisione linguistica e degli episodi sino a consegnarci il suo capolavoro. I "Promessi Sposi" sono un romanzo storico, su uno sfondo di vicende storicamente accadute e di personaggi realmente vissuti si dipana una trama di episodi e di persone create dalla fantasia dell'autore, volendo in questo modo rappresentare l'eterna vicenda della vita in cui prevalgono ingiustizie e dolori. Su questa pessimistica e sconsolante visione si innalza però la possibilità del riscatto: di fronte al male non bisogna cedere, ma resistere e lottare, fiduciosi nell'aiuto della provvidenza.
Il dolore è una prova di benedizione celeste: Renzo e Lucia potranno infatti coronare il loro sogno d'amore.
Al pessimismo passivo dell'Adelchi che rimandava alla morte e all’aldilà la realizzazione e il premio delle spiritualità nobili e generose di Adelchi ed Ermengarda, subentra un pessimismo attivo che sa trovare sulla terra il meritato premio.
Lucia e Padre Cristoforo rappresentano qui le forme più elevate della concezione etico-religiosa dell'autore, che spinge queste figure a muoversi sempre secondo coscienza.
Il realismo manzoniano è soprattutto la capacità di inquadrare e rappresentare la vita ed i sentimenti delle classi umili sentite come espressione di un’umanità più vera e sincera anche se apparentemente ingenua ed elementare. I "Promessi Sposi" divengono un'opera profondamente innovatrice introducendo nella nostra cultura l'interesse per nuove figure popolari. Ma, la simpatia per gli umili, si accompagna nel Manzoni alla sfiducia nella loro possibilità di un riscatto sociale sulla terra. I "Promessi Sposi" rappresentano anche un romanzo sociale in quanto tendono ad esaltare l’umanità, la sincerità, la positività degli ideali nell'ambito privato, contrapposti alla malignità della vita pubblica. Al centro del romanzo si pone dunque l'analisi di un secolo con i suoi caratteri e le sue contraddizioni, evidenziando la sfarzosità, l'apparenza e l’esteriorità del '600.
Dal romanzo trapela anche l'interesse manzoniano per la storia, alla quale deve ricorrere con minuziose ricerche, per poter ben inserire le vicende dei "Promessi Sposi", riuscendo tuttavia a trasformare facilmente l'opera storica in un discorso di carattere squisitamente morale per effetto della sua particolare formazione spirituale. La stesura del romanzo impegnarono l'autore ad interessarsi anche del problema linguistico: contro le esagerazioni dei puristi e contro il superato formalismo dei classicisti, egli seguì l'esigenza romantica di una lingua viva e parlata, aderente alla realtà umana espressa nell'opera letteraria, trovando tale linguaggio nel fiorentino usato dalle persone colte.
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