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I promessi sposi, parte seconda
Nei "Promessi Sposi" il Manzoni si rende poco conto delle ragioni dei protagonisti, non da respiro nè trova giustificazioni, in un processo impietoso ai loro atti ed ai loro errori, convinto come’è che l'errore dipenda sempre non dall'intelletto che non avrebbe saputo capire, ma dalla volontà che non ha voluto volere.
Questi aspetti trovano però il limite nello stesso sentimento religioso dell'autore, il quale, come ridimensionava o svuotava tanti valori terreni, così non sapeva guardare con occhi fiduciosi alla storia ma delegava la guida e la spiegazione alla Provvidenza Divina. I propositi e i piani degli uomini, nel romanzo, falliscono tutti, chiunque li tessa: buono o malvagio.
Epopea della Provvidenza che persegue e raggiunge i sui fini oltre le aspettative umane. Il romanzo è articolato su piani diversi, in esso si muovono personaggi dalle condizioni sociali più varie, e le scene si svolgono alle mense dei ricchi e nelle cucine dei poveri, Manzoni racconta modificando continuamente il punto di vista e la sintassi a seconda che a parlare sia il cardinale Federico o personaggi minori.
La partecipazione soggettiva dell'autore finisce per dare un'immagine ideale e deformata del mondo stesso degli umili: infatti egli lo vede tutto regolato da valori positivi di operosità e di moralità, senza cercarne le ragioni più interne e senza riconoscergli la possibilità di esprimersi in modo autonomo, di liberarsi di propria iniziativa alle prepotenze e alle oppressioni, risolvendo l'atteggiamento manzoniano in un aristocratico paternalismo. Per contro, mai i personaggi si riducono a semplici funzioni narrative, ma delineano tipici "caratteri" umani presenti nella vita sociale.
Renzo è il personaggio più mobile, disponibile fino all’ingenuità ai rapporti più vari, ricco di curiosità e di spirito di adattamento, pieno di buonsenso e capace di difendere energicamente il suo spazio. Ha un atteggiamento caratterizzato da un senso elementare ed immediato dei diritti e dei doveri, della pietà e del lavoro.
Lucia appare a tratti eccessivamente stilizzata in forma cristiana, segno di fede, di bene e di salvezza radicato in un mondo contadino pieno di incombenze materiali, ripetitivo e pauroso nei confronti della realtà esterna. E' un'esaltazione del ruolo ideale della donna nella società Ottocentesca.
Don Abbondio è una figura comica che richiama riprovazione e simpatia, preso com’è a difendersi, prima che a difendere, dalla violenza del mondo, incarna un tipo umano presente in ogni società.
Padre Cristoforo sfugge a ogni compromesso, rimane indifferente a tutto quanto sembra contare per il mondo, sempre pronto alla sottomissione e all'obbedienza. Ha rinunciato completamente ad una virtù individualistica, vive tutto e soltanto per gli altri.
I personaggi malvagi appaiono tutti insidiati da un sotterraneo senso di colpa che nel caso dell'Innominato porta addirittura alla conversione, e in quello di don Rodrigo lo costringe a recriminazioni ed esitazioni continue.
La Monaca di Monza è travagliata da un groviglio di paure, di desideri soffocati, di colpe commesse suo malgrado, di pressioni esercitate da incontrollabili forze esterne.
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