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La poetica e le opere di Giovanni Pascoli


By Pierluigi - Posted on 07 August 2009

La poesia del Pascoli nasce dalla sua vibratile e tormentata sensibilità, maturata attraverso le vicende biografiche. L'età che si trova a vivere e quella delle contraddizioni e dei conflitti sociali, dell'esteriorità che nasconde la crisi interiore, dell'incertezza e dell'inquietudine. Pascoli ha cercato di circoscrivere le coordinate della sua sensibilità e di indicare i caposaldi della sua concezione poetica.

La sua poesia è modernissima e vive dei motivi che maggiormente segnarono la sua vita: il dolore, l'ingiustizia l'aspirazione alla fratellanza e alla pace, l'anelito verso la morte in cui tutto trova finalmente riposo.
La natura non è mai descritta con un discorso disteso e completo, ma con brevi tocchi, con impressioni appena accennate, sensazioni visive musicali impalpabili, che si accostano accennando, suggerendo, sfumando.

Pascoli ha esposto la sua poetica in un discorso famoso, che è anche un brano delle prose: Il Fanciullino. In esso, riprendendo un mito platonico, asserisce che in noi vi è un fanciullino che non solo ha brividi, ma lagrime e tripudi suoi, che ci insegna a guardare le cose dentro e fuori di noi e a nominarle con occhi e parole di poeta. Poesia è irrazionale facoltà lirica, immediatezza e genuinità di sensazioni, sincerità e vivacità di immaginazione e fantasia. La poetica della visione si sposa alla poetica dl particolare perchè richiede precisione, fedeltà ed esattezza lessicale nei confronti delle cose: se la poesia è nelle cose, ad esempio nel canto degli uccelli, il poeta non potrà parlare genericamente di uccelli, ma singolarmente di pettirossi, di capinere ecc. individuando il verso particolare e riproducendolo fedelmente con voci onomatopeiche.
E proprio perchè il fanciullino coglie d'istinto la poesia che è nelle cose illuminandole con la parola che a tutti le rivela.

Nell'opera "Il Fanciullino", Pascoli illustrò la sua poetica in un discorso che procede senza un rigoroso ordine logico di argomentazioni, in una forma lirica e intimistica, racchiude motivi tendenzialmente politici.
Il suo decadentismo e la sua modernità consistono nel principio centrale della sua poetica, che è irrigidimento schematico della sua sensibilità: ingrandire il piccolo, rimpicciolire il grande.
Il discorso è però tutto tramato su una polemica insistente contro il socialismo e la poesia socialista. La poesia per Pascoli è utile, civile, giova alla moralità, alla civiltà, alla patria. La poesia è la voce del fanciullino che è in noi e che sa vedere nelle cose il nuovo, non inventandolo ma scoprendolo.
Tutto ciò è "decadente" manifestazione di una semplicità esasperata e morbosa, tutta alimentata e contesta di cultura.

Facendo autore di poesia un fanciullino, non fa altro che sottolineare il rifiuto della razionalità e l'appello a forze profonde, tipico della poesia decadente. L'opera del Pascoli nasce dal confluire di tutti i fatti accadutigli, le sue liriche sono state da lui stesso pubblicate e sono frutto di un lavorio lungo di correzioni e rifacimenti. Nella sua poesia tornano con insistenza la siepe che è si metafora politica ma anche aspirazione a chiudersi in un mondo di piccole cose; oppure il nido che è la famiglia, la casa, un rifugio intimo e caldo. La particolarità stilistica che in fine caratterizza le opere del Pascoli indubbiamente la disarticolazione dell'architettura strutturale che aveva sostenuto tradizionalmente la lirica italiana e, concludendo, Pascoli fu un poeta tutto istinto e immediatezza, ma gli mancò la maturità razionale di una vigile e consapevole coscienza critica proprio perchè uomo di sentimento e non di ragione.