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Le operette morali


By Pierluigi - Posted on 07 August 2009

Le Operette Morali sono delle prose, per lo più dei dialoghi immaginari, nel libro ritornano tutti i temi della prima stagione poetica dell'autore, ma in maniera distaccata.

Il poeta sembra abbandonare il pessimismo personale per far spazio ad un pessimismo di carattere universale. Il senso delle operette è negativo e amaro, ma lascia spazio ad un alito di speranza e di illusioni dalle quali è difficile e doloroso distaccarsi.

Conservano quasi sempre una carica di creatività fantastica e di analisi sentimentale. Le Operette hanno un solo protagonista: lo scrittore, che si oggettiva e si sdoppia negli interlocutori, che giungono alla verità in modo graduale sfruttando tutto il componimento, verità che è amara negazione delle illusioni e delle speranze.

Il libro si apre con la Storia del genere umano: Giove aveva dato agli uomini la felicitaà, ma questi stanchi avevano chiesto a gran voce di conoscere la verità e da quel momento scoprono quanto infelice sia la vita che ha come unica consolazione l'amore. Le Operette rappresentano il massimo dell'elaborazione stilistica essendo composte in una prosa altamente letteraria che riprende gli schemi dei secoli precedenti.

Tra le Operette ricordiamo: Dialogo della Natura e di un Islandese il quale rappresenta la prima articolata e decisa introduzione del pensiero Leopardiano che per la prima volta vede la natura come forza assoluta ed immensa che si immedesima con le ferree ed immutabili leggi dell'eterna trasformazione della materia che sconfigge qualsiasi lotta per la sopravvivenza intrapresa dagli esseri viventi.
E l'uomo ne è assoggettato rappresentando niente più che un tassello trascurabile.
La drammaticità del pensiero è data dalla personificazione delle idee leopardiane che, in questo caso, vedono la natura rappresentata da un'immensa sfinge, collocata nel deserto tanto accusata ed al contempo tanto desiderata.