You are hereLe Odi e i Sonetti
Le Odi e i Sonetti
Il Foscolo aveva già cominciato la sua esperienza lirica componendo poesie. Il periodo però più florido della sua composizione lirica lo troviamo tra il 1800 e il 1803. Nella prima Ode a Luigia Pallavicini, il Foscolo esalta la bellezza della donna che è caduta da cavallo sugli scogli, paragonandola in bellezza e destino alla dea Diana.
Si rifà alle dee, nelle sue prime opere liriche, in quanto esse altro non sono se non l'esaltazione della bellezza resa immortale dalla poesia, e allo stesso modo, l'enfatizzare la bellezza delle "sue donne" le renderà immortali.
I sonetti hanno un'ispirazione romantica; in essi distinguiamo diversi periodi, da un primo componimento che riflette un carattere autobiografico, al tormento interiore ed alla sublimazione della morte. Nel gruppo dei dodici sonetti foscoliani si suole operare una distinzione tra i primi otto e gli ultimi quattro dai quali trascorrono ben due anni importantissimi della vita personale del Foscolo.
Tra gli ultimi quattro più maturi sonetti foscoliani, quello Alla sera rappresenta l'oscurità, l'immagine di una quiete segreta, è percorsa da bagliori minacciosi, dai richiami del negativo, della fuga del tempo, della morte.
La sera è particolarmente cara al poeta, perché immagine della morte, che gli arreca pace e serenità. Immerso nella contemplazione della pace serale il poeta dimentica se stesso mentre in cuore si placa quello spirito di ribelle scontentezza, che perennemente freme nel suo animo.
La morte qui vagheggiata rappresenta un motivo ben diverso dalla continua presenza dell'Ortis. Basta meditare sul nulla eterno e pensare cioè che questo breve ed increscioso incidente a cui si riduce in realtà la nostra esistenza è destinato presto ad esaurirsi nel ritorno alla materia universale, perché da questa prospettiva la vita ci appaia un breve male che si può contemplare con distacco sdegnoso.
- Aggiungi un commento
- 1429 letture


