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L'Ottocento, seconda parte


By Pierluigi - Posted on 06 August 2009

Milano rappresenta il centro del neoclassicismo italiano nonché la capitale del napoleonico Regno d'Italia. Sulle tradizioni illuministiche lombarde si instaurava ora il nascente storicismo, che vedeva come massimo esponente il Vico, nella continua ricerca di dare una nuova interpretazione al passato. Il neoclassicismo, che aveva caratterizzato l'età napoleonica, fu una forma artistica che rifletteva i modelli classici che ebbe inizio verso la metà del '700 manifestandosi prima di tutto nelle arti figurative, il gusto classicheggiante passò ben presto da queste alla letteratura, caratterizzata da un forte rifacimento al mondo ed ai protagonisti dell'antica Roma, visti come modelli di sentimenti forti e schietti e di amore assoluto per la libertà.

L'aspetto più imponente del neoclassicismo, quello che continuò a far breccia nei primi 15 anni dell' Ottocento, fu quello ellenizzante, che affermava il valore della bellezza come ideale supremo dell'esistenza. Il mondo delle belle immagini greche, divenne il comune patrimonio spirituale e l'Ellade, la patria ideale, divenne il mezzo col quale allontanarsi da una realtà spesso deludente. Anche nelle sue forme più decorative, però, il neoclassicismo ebbe un forte significato politico, che raggiunse il culmine nel periodo imperiale dell'età napoleonica, durante il quale le memorie romane, il consolato, i simboli delle aquile imperiali, il titolo di Re di Roma attribuito da Napoleone al figlio, non rappresentano altro che il segno della potenza e della gloria raggiunte dalla borghesia francese ormai padrona incontrastata dell'Europa. Il neoclassicismo non rappresentò una definita corrente di idee, fu una forma di gusto, un modo di dipingere, di scolpire ecc. ed ideologicamente non ebbe ne un contenuto ne un indirizzo preciso.
Uno dei massimi esponenti del periodo fu Vincenzo Monti che studia a Faenza e a Ferrara. In Napoleone il Monti vide l'uomo che avrebbe riportato pace e libertà ai popoli, e come tale gli dedicò numerosi componimenti che gli valsero onori e cariche pubbliche. La figura del Monti è dapprima celebrata e poi condannata in maniera eccessiva cessato il momento politico favorevole, quando nonostante cerchi di celebrare l'Austria viene ormai trattato con diffidenza.
La prima grande differenza che corre tra lui ed il Foscolo è che mentre quest'ultimo ebbe un carattere risoluto e coerente, il Monti fu più impressionabile e superficiale.

A tal proposito venne definito dal De Sanctis "il segretario dell’opinione dominante". Il Monti si contrappone anche alla teoria del purismo che vorrebbe un ritorno alla lingua del Trecento allo scopo di purificare la lingua italiana dai barbarismi acquisiti durante l'Illuminismo. La principale caratteristica della poesia del Monti è il largo uso di similitudini ed espressioni tratte dalla poesia di tutti i tempi, nonché la ricerca di mitologizzare il presente.