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L'Ottocento, prima parte


By Pierluigi - Posted on 06 August 2009


L'Ottocento è il secolo in cui i concetti di libertà e di nazione si fondono in idee guida della coscienza collettiva.
E' il secolo in cui il ceto borghese riesce a portare in porto la lunga marcia di avvicinamento al potere, divenendo la classe egemone che impone il suo stile di vita. Attraverso la rivoluzione industriale si assiste poi ad un ritorno alla ribalta dei fattori economici che divengono uno dei cardini della vita ottocentesca.

E' un secolo ricco di entusiasmi e contraddizioni. La rivoluzione francese diffonde in Europa l'esigenza di libertà e di garanzie costituzionali, di nuove strutture statali, ed anche in Italia si fanno strada gli ideali di libertà e indipendenza . Si rafforza una coscienza nazionalista, soprattutto nel periodo tra il 1815 e il 1860. E' il periodo del Risorgimento politico e del Romanticismo letterario, è un periodo caratterizzato dall'affermazione di una nuova cultura letteraria, non più riservata a pochi eletti ma aperta a tutto il popolo, inserita in un nuovo contesto, non più nazionalistico ma più ampiamente europeo. L'età Napoleonica era stata caratterizzata da numerose esperienze politico-culturali, affiancate da numerose riforme in campo politico, economico ed amministrativo.

Riforme di rilevante importanza ancor più se si pensa che vennero attuate da Italiani seppur sotto l'influenza culturale francese.
Il movimento riformatore fu accompagnato da un parallelo sviluppo culturale. Il periodo napoleonico accentuò il processo di maturazione civile, culturale e letterario del nostro paese. Uno degli episodi più significativi è rappresentato dalla Repubblica Partenopea, sorta senza l'intervento del governo francese seppur soppressa dal fuoco incrociato degli Inglesi e dei "Lazzeri" esortati dalla corona e dal clero. A trattare i motivi del fallimento della rivoluzione Napoletana ci pensò Vincenzo Cuoco con un saggio di grande importanza storica, per il modo di trattare la storia non come un susseguirsi di episodi ma andando alla ricerca delle idee che hanno determinato i fatti, politica per le premesse liberaliste che contiene, letteraria perché rappresenta un esempio di prosa storica, priva di enfasi e retorica.

I motivi che determinarono la sconfitta napoletana furono principalmente tre -scrive il Cuoco- il carattere passivo della rivoluzione, imposta da un'esigua minoranza al popolo; l'imposizione della costituzione Francese a Napoli, costituzione che mal si adattava alle esigenze napoletane; il forte divario tra intellettuali rivoluzionari e il popolo affamato e analfabeta.





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