You are hereLe Grazie
Le Grazie
L'opera del Foscolo più riuscita e affascinante, ma anche più difficile, che meglio rispecchia il suo rapporto aperto con la scrittura è il poema "Le Grazie" , a cui egli lavorò in periodi diversi senza tuttavia arrivare mai ad una sistemazione definitiva.
Idee e progetti sul poema si accumularono negli anni, ruotando intorno all'immagine delle grazie, tre divinità femminili minori che nella mitologia classica apparivano al seguito di Venere, ma sulle quali gli scrittori dell'antichità danno ben poche informazioni.
Esse hanno ricevuto il compito dagli dèi di far sorgere fra gli uomini gli affetti sociali, la vita civile.
Il lavoro al poema cominciò a Firenze, pur essendo le grazie un poema in movimento accresciutosi e trasformatosi negli anni.
Il primo inno è dedicato a Venere, divinità dall'encomiabile bellezza, il secondo inno ha per protagonista Vesta custode del fuoco eterno che anima i cuori gentili; nel terzo inno troviamo, in fine, Pallade, dea delle arti consolatrici della vita e maestra d'ingegni.
Il poema doveva essere ambientato nel mitico continente di Atlantide, dove le grazie si rifugiano dopo aver abbandonato l'orrore della civiltà corrotta e incapace di bellezza, per poi ritornare tra gli uomini, su iniziativa di Pallade, coperte di un velo che le protegge dagli sguardi indegni.
L'incompiutezza delle Grazie ne fa il capolavoro foscoliano che meglio rappresenta la frammentarietà e l'instabilità tipiche del Foscolo. Il poema è anche un'ambigua esaltazione del fascino femminile, tanto più seducente quanto più appare velato.
Il poema fu scarsamente apprezzato dai lettori dell'Ottocento e resta tuttora sconosciuto al di fuori dell'Italia. Va tuttavia ad esso riconosciuta una delle espressioni più alte della poesia neoclassica.
- Aggiungi un commento
- 323 letture










