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I grandi idilli
Il Passero Solitario, il filo conduttore di tutti gli Idilli, ovvero il ricordo della giovinezza, è qui rappresentato con una similitudine: il poeta si paragona ad un passero solitario nel periodo primaverile, come l'era stato lui nella primavera della sua vita. Ma se per il passero che vive d'istinto ciò e perfettamente naturale, per il poeta è l'anticipazione della vita infelice che gli si presenterà nell’età adulta.
L'idillio Il Sabato del villaggio è un altro esempio di estrema semplificazione di particolari, della capacità di collocare l'una accanto all'altra le immagini e di ricavarne un'atmosfera unitaria. La materia autobiografica È limitata a pochi cenni ed il pensiero principale è collocato all'interno dell'affermazione finale: la felicitaà consiste solo nell'attesa, nella speranza, perciò il fanciullo si goda la sua età e non desideri di crescere troppo in fretta perché l'arrivo della maturità si risolverà come la domenica in un'esperienza di noia e di vuoto.
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia è l'ultimo dei Grandi Idilli e segna la chiusura del cuore del poeta all'atteggiamento sentimentale di rievocazione. E' l'unico idillio cui non fa da sfondo il paesaggio Recanatese ma una natura favolosa ed irreale. Nella immaginazione del poeta il pastore perde ogni determinazione reale e la natura È appena accennata, la presenza della realtà È suggerita dalle parole del pastore.
La Ginestra
E' l'ultima composizione lirica Leopardiana, pubblicata postuma dall'amico Ranieri, si inserisce nel ciclo dei grandi idilli. Rappresenta l'ennesimo inno all'onnipotenza della natura in contrasto con la debolezza e la fragilità umana, il poeta invita l’umanità ad una razionale accettazione della realtà, solo così l'uomo riuscirà a superare ogni motivo di lotta fratricida, e a cercare l'unione con i suoi simili. La Ginestra rappresenta contemporaneamente il canto della miseria umana e dell'onnipotenza della materia cosmica.
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