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Giovanni Verga


By Pierluigi - Posted on 07 August 2009

L'unico verista che seppe calarsi all'interno dei personaggi che rappresentò, esprimendo i sentimenti quasi con lo stesso loro punto di vista verso l'esistenza, con lo stesso loro linguaggio fu Giovanni Verga.
Nacque a Catania nel 1840 da una famiglia di piccola nobiltà agraria di orientamenti liberali ed antiborbonici. Intraprese gli studi nella Facoltà di Legge in maniera svogliata, attratto da una vocazione letteraria che i familiari non ostacolarono. Compie un primo viaggio a Firenze inserendosi nei salotti intellettuali fiorentini, partecipando alla vita mondana, pieno di interessi per il movimento incessante da cui vedeva animata la città.
Nel 1872 si trasferisce a Milano attratto dal vivace mondo editoriale e giornalistico. Notevoli furono i suoi contatti con alcuni degli scapigliati e con altri letterati interessati alla moderna narrativa europea.

Già a Firenze aveva composto due romanzi pervasi da una predilezione quasi morbosa per vicende d'amore tristi e funeree. Ed, in genere, racconterà storie di "vinti".
L'attività letteraria del Verga si suole dividere in due frangenti, nel primo compose romanzi e novelle di studio dell'alta società e degli ambienti artistici, combinando residui romantici con modi scapigliati e con la tendenza generica ad una letteratura vera e sociale. Il suo atteggiamento deriva dalla formazione di tipo romantico e patriottico, sostenuta dalla lettura di romanzi d'appendice e storici.

Nei suoi primi componimenti, tra cui ricordiamo: Una peccatrice, Storia di una capinera, Eva, Eros, Tigre Reale, confluivano elementi diversi. Vi era assai vivo un impulso autobiografico, nel senso che il Verga mirava, se non a raccontare fatti realmente accadutigli, per lo meno a diffondere stati d'animo e sentimenti che erano anche suoi e a vivere, almeno raccontandole, avventure prestigiose. Ma vi era in lui anche la voglia di compiere un'analisi della società contemporanea, specie di quella elevata, mettendone a nudo gli aspetti più riprovevoli e vergognosi.

Questa serie di romanzi fu interrotta da una novella diversa per argomento e per stile: Nedda, nella quale vi è tuttavia un moto polemico contro la società borghese che permette dolori e tragedie come quelli sofferti dall'umile protagonista. Il mondo che il Verga vi rappresenta, non è più quello dei salotti milanesi ma quello chiuso e dolente di un borgo di Sicilia. Ed è con Nedda che parte la vocazione verista del Verga dando vita alla seconda parte dei suoi componimenti, imponendosi un nuovo sguardo verso la realtà siciliana e una ricerca di narrazione oggettiva.
Sono vari i motivi che portano Verga a questa sorta di conversione: una sostanziale insoddisfazione per i futili ambienti mondani, una diffidenza verso il sentimentalismo romanzesco, l'attenzione al naturalismo francese, la nostalgia per la terra natale.