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Giovanni Pascoli
Nasce il 31 dicembre 1855, quarto di dieci figli del padre Ruggiero presto assassinato per motivi di interesse. Fu mandato a studiare in collegio a Urbino e da qui con pesanti sacrifici riesce a concludere gli studi all'università di Bologna.
Durante l'università si accosta al movimento anarchico, partecipa ad alcuni moti socialisti a causa dei quali finisce in carcere. Esce dopo alcuni mesi profondamente sconvolto e smarrito, convinto dell'esistenza di una forza superiore che travolge egualmente oppressori e oppressi e contro la quale è inutile ribellarsi. La sua adesione ai moti socialisti è però più sentimentale che politica, legata a forti risentimenti sociali sui quali aveva non poco influito l'avere invano lottato per scoprire e far condannare l'assassino del padre.
I suoi studi si svolsero tra ostacoli e momenti di stanchezza e i momenti di poesia erano alternati a scatti di ribellione. Appena ottenuta la laurea ebbe la cattedra di latino e greco all'università di Matera. La vita del Pascoli rifugge da ogni gesto avventuroso e spettacolare, è solitaria e priva di eventi eccezionali, chiusa in una carriera di professore, scandita da trasferimenti in sedi diverse. L'origine piccolo-borghese, la vita stentata e faticosa della giovinezza, influenzano la sua visione dei rapporti con la società che egli vive come una costrizione, li riconosce come necessari, ma li adempie solo per poter poi rinchiudersi più a fondo in una sorta di "nido".
La vita affettiva con le sorelle fu per lui un modo per ricostruire, dopo tante sciagure, la famiglia originaria, il "nido" distrutto dell'infanzia. Il suo rapporto affettivo, però, presenta sfumature che rasentano la morbosità, conseguenza del trauma giovanile, che lo spinge ad avere nei confronti delle sorelle un rapporto al contempo paterno ed infantile.
L'instabile rapporto affettivo si ruppe nel '95 col matrimonio di Ida che egli vive come un tradimento. Ma, in compenso, si suggella in modo definitivo il rapporto con Maria, soprattutto quando questa fa saltare i progetti di matrimonio del fratello.
Dopo la breve ventata socialisteggiante della sua adolescenza, egli depone ogni speranza di rinnovamento del mondo, e partecipa con senso di sconfitta e frustrazione ai timori che caratterizzarono gli ultimi anni del secolo.
La scienza ha fallito, affermerà in seguito. Con questa visione dolente e pessimistica della vita sociale si spiega la sua concezione del mondo espressa nelle sue opere quando si interroga sulla condizione esistenziale dell'uomo.
Quando riflette sui problemi del tempo avverte paura, ripugnanza del socialismo, cioè del movimento organizzato dei lavoratori, al quale contrapponeva, utopisticamente, un socialismo diverso: interclassista e patriottico. Questo atteggiamento spiega perchè, al momento della guerra di Libia, egli scrivesse un discorso che era il manifesto di un socialismo nazionalismo populista che allora si era già costituito in movimento organizzato. Pascoli era promotore della teoria della opportunità della guerra in quanto superatrice dei conflitti sociali: nella guerra -scriveva- il popolo lotta con la nobiltà e con la borghesia. Là muore l'artigiano vicino al conte. Pascoli si pone inoltre nella cosiddetta "classe dei colti" con la pretesa che la sua poesia fosse educatrice e maestra di vita.
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