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Alessandro Manzoni
Manzoni nacque a Milano nel 1785 da Pietro Manzoni, un aristocratico anziano e bigotto, e Giulia Beccarla, donna giovane e brillante costretta suo malgrado a convenire a nozze col Manzoni per risanare le condizioni famigliari.
Alessandro passò gli anni dell'infanzia in un ambiente chiuso e soffocante. quale era la casa del padre e dei collegi religiosi. Forze per reazione a questo tipo di educazione abbracciò ben presto gli ideali rivoluzionari. Cominciò a frequentare gli ambienti colti della Milano divenuta brillante e colta capitale della Repubblica Cisalpina.
A vent'anni raggiunge la madre, a Parigi, divenuta erede universale di Carlo Imbonati col quale si era congiunta dopo il divorzio con Pietro Manzoni, e qui viene a contatto con gli ambienti sensisti.
Nel 1808 si sposa con la giovanissima Enrichetta Blondel dalla quale ha dieci figli. Rifiutò sempre ogni onorificenza Austriaca, ma accetta di buon grado la nomina a Senatore del nuovo Regno d'Italia.
Intanto si faceva strada la via della conversione. Il problema religioso si presenta al Manzoni che lo affronta con serietà pensosa, cominciando lunghi studi e meditazioni affiancato nel suo cammino anche dall'abate Degola. Raggiunge così la conversione che lo spinge ad abbracciare la religione giansenista dopo essere stato a lungo sensista.
Vari eventi segnarono il percorso che lo aveva portato alla conversione che non fu prettamente religiosa ma anche letteraria. Alla base del suo nuovo credo egli pose un'esigenza democratica ed ugualitaria che risentì, soprattutto nella prima fase, dell'esperienza sensista; fu quindi, quello del Manzoni un cattolicesimo non dogmatico, non fondato sulle pratiche di pietà, ma calato nella realtà della vita come un'esigenza morale che bisogna rendere operante nei vari campi dell'agire umano.
Il Manzoni suggerisce costantemente la ricerca di una diversa e più attiva interpretazione della spiritualità cristiana per un'affermazione dei valori cristiani di giustizia, di carità e di perdono. Allo stesso modo nella vita politica, e a tal proposito condanna gli uomini dei ceti che hanno sino ad ora detenuto il potere e lo hanno esercitato nella tutela di particolari ed egoistici interessi e non per l'utile ed il bene di tutti gli uomini. Così Manzoni, senza lasciarsi trascinare dalle mode, rifiuta l'edonismo del neoclassicismo.
La sua adesione alla fede non vuole essere una passionale immersione nell'irrazionalità, si tratta di un cattolicesimo convinto, vissuto con spinta problematica, Manzoni rifiuta i compromessi, e dalla sua religiosità scaturisce una ricerca rigorosa e coerente, tesa a scoprire tutti i comportamenti provvisori e compromissori che gli uomini assumono in campo morale e sociale.
Il Romanticismo del Manzoni si manifesta in molti aspetti della sua cultura, della sua poesia come rappresentazione del vero che porta al rifiuto della mitologia e delle regole della poetica classicistica. Romantica è la sua soluzione al problema della lingua che ne propone l'uso di una chiara, semplice, accessibile a tutti.
Romantica è pure la sua concezione della vita umana, nonché le sue idee politiche perché egli è alimentato da ideali di libertà e indipendenza. Tuttavia il Manzoni è un moderato che rifiuta l'accettazione della supremazia del sentimento e della fantasia sulle altre facoltà dello spirito, perché sentimento e fantasia, lasciati da soli, degenerano facilmente divenendo inconcludenti.
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