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Adelchi
Il Manzoni comincia a comporre l'Adelchi nel 1820. Il componimento si ispira alla caduta del dominio longobardo in Italia in seguito alla discesa di Carlo Magno chiamato in aiuto dal Papa. La scena si incentra sui Franchi e sui Longobardi. Si apre col ritorno di Ermengarda figlia del re longobardo Desiderio e sorella di Adelchi, ripudiata dallo sposo Carlo Magno.
Dopo aver narrato varie vicende si conclude con il colloquio tra Carlo e Desiderio con la notizia della caduta di Verona e con l'ultimo incontro tra Adelchi morente e il padre Desiderio. L'Adelchi è espressione di una fase della vita intellettuale e sentimentale del Manzoni, nella quale lo scrittore era indotto a sottolineare con forza gli aspetti negativi e dolorosi del mondo. Spicca nel repertorio tragico del tempo come un'opera di alta potenza nella quale, la visione tragica della vita, maturata nel Manzoni, si esprime in pagine di riuscita effusione lirica. La struttura dell'Adelchi è aperta e decentrata procede per tensioni e punti di vista opposti, ai dati storici si sovrappongono più intensi elementi morali e "patetici".
La figura di Ermengarda
E’ quella della vittima remissiva e della sposa ripudiata. Cerca di annullarsi spiritualmente, ma il suo interesse per le passioni mondane riaffiora quando apprende dalla sorella del nuovo matrimonio di Carlo Magno. Riemerge l'interesse per la vita terrena e della passata esperienza di regina. Segue il delirio e l'attesa della morte.
Ermengarda si colloca tra gli oppressi pur appartenendo, suo malgrado, alla stirpe degli oppressori (Longobardi).
La morte rappresenta per lei la rinascita in una vita serena e priva di conflitti, muore in una pace dolce e serena, tra il dolore e il delirio per il marito che non ha mai smesso di amare. Trova la morte nel convento di San Salvatore di Brescia.
Alla sua morte sarà compianta come vittima innocente. E' il simbolo più espressivo ed evidente degli oppressi dalla spietata vicenda del mondo. Il suo dolore, però, sarà ricompensato nell’aldilà. Con Ermengarda emerge il carattere femminile e puro del Manzoni.
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