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Letteratura 800
Commenti ed approfondimenti sugli autori e le opere dell'Ottocento italiano.
La Poetica e le Opere del Pascoli
Tra le sue altre opere ricordiamo Myricae che contiene alcuni dei primi testi del Pascoli, rivela una poesia nuova al suo stato più semplice, libera da incrostazioni ideologiche. Il titolo è spiegato da un'epigrafe che adatta un verso di Virgilio "piacciono gli arboscelli e le umili tamerici" (arbusta iuvant humilesque myricae), tamerici che altro non sono che un piccolo arbusto sempreverde e simboleggiano una forma di poesia semplice.
La poetica e le opere di Giovanni Pascoli
La poesia del Pascoli nasce dalla sua vibratile e tormentata sensibilità, maturata attraverso le vicende biografiche. L'età che si trova a vivere e quella delle contraddizioni e dei conflitti sociali, dell'esteriorità che nasconde la crisi interiore, dell'incertezza e dell'inquietudine. Pascoli ha cercato di circoscrivere le coordinate della sua sensibilità e di indicare i caposaldi della sua concezione poetica.
Giovanni Pascoli
Nasce il 31 dicembre 1855, quarto di dieci figli del padre Ruggiero presto assassinato per motivi di interesse. Fu mandato a studiare in collegio a Urbino e da qui con pesanti sacrifici riesce a concludere gli studi all'università di Bologna.
Il Decadentismo in Italia
Anche l'Italia risente del clima turbato e incerto della storia politica, economica e sociale dell'Europa tra gli ultimi decenni del secolo XIX e la prima guerra mondiale. Si era giunti all'unita politica senza aver risolto i problemi ad essa connessi. Il nostro Stato pativa un clima di depressione, deluso dalle aspettative del Risorgimento.
Il Decadentismo
In questo periodo si scorge in Francia tutta una nuova seri di tendenze dai parnassiani ai simbolisti. Questi ultimi, in particolare, intendevano per "Simbolismo" ogni organizzazione del simbolo ed ogni uso della comunicazione simbolica.
Il Decadentismo
Dalla fine del secolo XIX agli inizi del XX l'età della borghesia volge lentamente al termine attraverso un processo irreversibile di grandiose modificazioni. I fondamenti dello stato liberale si vanno progressivamente sgretolando, si affermano minacciose tendenze imperialistiche ed il sentimento nazionale degenera nella politica di potenza e sopraffazione dei principali stati europei.
Mastro Don Gesualdo
Mastro don Gesualdo rappresenta il secondo romanzo del ciclo dei vinti ed ebbe un'elaborazione assai lunga di cui si trovano tracce già in alcune Novelle Rusticane.
Nel suo assetto finale, l'opera rivela una costruzione solidissima ed articolata. Narra le vicende di un muratore di una cittadina nei pressi di Catania divenuto, grazie al suo lavoro, padrone di una grande ricchezza economica che gli consente di trattare da pari a pari con la nobiltà feudale.
I malavoglia
Verga aveva già delineato l'intenzione di comporre un ciclo di romanzi strettamente collegati da un assunto comune: mostrare come la lotta per la vita si configuri in forme differenti e con differenti scopi nei vari ambienti sociali, ma si traduca in tutti i ceti nella fatalità della sconfitta per i più deboli, coloro che più anelano al cambiamento.
Giovanni Verga, parte seconda
Verga avverte soprattutto il bisogno di rappresentare una realtà lontana e che non coincida con la sua attuale esperienza. Da alcuni documenti di quegli anni è chiaro come il canone dell'impersonalità si leghi strettamente al Verga, nella necessità di guardare al mondo dei contadini o dei pescatori da una certa distanza, ed egli mira a raccontare il loro mondo con le loro parole semplici e pittoresche, dando per altro vita ad una nuova forma linguistica, ricca di proverbi e modi di dire tipici dei personaggi dei sui racconti.
Giovanni Verga
L'unico verista che seppe calarsi all'interno dei personaggi che rappresentò, esprimendo i sentimenti quasi con lo stesso loro punto di vista verso l'esistenza, con lo stesso loro linguaggio fu Giovanni Verga.
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