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Quando la tecnologia si scontra con l'uomo
Scrivo questo post durante 3 ore di tempo che mi hanno lasciato molto spazio per pensare quanto il detto “fra il dire e il fare…” sia tanto più clamorosamente vero, quanto più applichiamo quello che “a parole” la tecnologia può offrirci in linea teoria, e quali “barriere” umane bisogna in realtà superare.
E’ giovedì 9 dicembre, ho prenotato (online ovviamente) un posto sull’eurostar delle 8.56 da Bologna per Lecce.
Svolgendosi il mio lavoro prettamente online prendo con me il portatile ed il gprs, per sfruttare le 7 ore di viaggio per lavorare. La tecnologia ci invita a farlo, ci consente di lavorare durante i “tempi morti” di un viaggio, per godere maggiormente del tempo libero all’arrivo.
Queste le intenzioni.
In realtà, appena raggiunto il mio posto, mi accorgo che il treno non è provvisto di presa elettrica per l’alimentazione del mio portatile (la cui batteria non può certo durare le ore del viaggio), e nemmeno quella del cellulare.
Cerco meglio, guardo i posti vicini ma invano, la presa non c’è! Cosa strana, non è la prima volta che prendo un simile treno (per viaggi più brevi e diretti al nord) ed è sempre stata presente. Evidentemente chi è diretto al sud non lo merita! Sulle ragioni, preferisco soprassedere, anzi reputare il tutto una coincidenza.
Per nulla intenzionato a perdere la giornata lavorativa, mi reco dal capotreno domandando se in prima classe avrei potuto trovarla. “Purtroppo no” è la sua risposta! Sul treno non sono disponibili prese elettriche. “Salvo”, aggiunge, “usare quelle di servizio, poste al di sotto dei sedili singoli” quelli che, per intenderci, si incontrano appena entrati in carrozza e che sono li per chi dovrebbe pulire le carrozze.
Prendo le mie cose e mi trasferisco in uno di questi sedili, a rischio d’esser “sfrattato” ad ogni fermata, non avendo prenotato quel posto. Collego quello che c’è da collegare e controllo il credito sul mio cellulare (8 euro) non sufficienti a navigare 7 ore.
Abbastanza (credo) per collegarmi ed effettuare una ricarica online dal sito dell’operatore.
Io non ho mai visto siti più lenti in apertura! E sfido chiunque a provare di persona. Dopo diversi minuti (complice firefox che mi aiuta non caricando le immagini, altrimenti avrei impiegato molto di più) inizio la procedura per la ricarica. Inserisco le coordinate della mia carta di credito (come centinaia di volte ho fatto) e… nulla, il servizio non è momentaneamente disponibile!
Conoscendo quel momentaneamente, e sapendo che il mio credito si sta rapidamente esaurendo, provo (inutilmente) a cercare una ricarica presso il bar del treno! Ovviamente sprovvisto! Ottimo (dis)servizio trenitalia! Fa il paio con l’altro!
Chiamo un collaboratore e chiedo di farmi una ricarica con una ricarica tradizionale. Pochi minuti e ricevo l’sms che conferma l’operazione!
Intanto ho superato da poco Ancona. Oltre i 2/3 del viaggio sono ancora da fare.
Attivo una maxi offerta da 20 euro (subito decurtata dal credito) che mi consentirà di navigare con a disposizione 400MB da usare in 30 giorni.
Chi conosce le Marche, sa che abbondano di gallerie, ma (fra continue disconnessioni) inizio a lavorare. Domandandomi come mai nessuno si sia preoccupato di garantire la copertura telefonica in galleria. Domanda retorica ovviamente! Già immagino il guadagno sui vari “scatti alla risposta” ogni volta che la linea cade! Su un treno con connessione internet non ci penso proprio! Ancora non c’è la rete elettrica. Figuriamoci il resto.
Mentre faccio queste considerazioni, e lavoro, vicino Foggia noto che, le gallerie sono finite, ma la connessione non va! Provo e riprovo, ma il cellulare non si collega.
Provo a chiamare il centro servizi per verificare l’accaduto e… sorpresa! Non ho più credito nel telefonino. Come è possibile? Semplice! Invece di decurtare il traffico in MB dalla mia sim, hanno pensato bene di far pagare il traffico con i restanti soldi, destinati al normale traffico voce!
Abituato come sono agli imprevisti, e per nulla intenzionato a demordere, chiamo il centro servizi! Ossia il muro di gomma dei gestori! Tra cani parlanti, e voci automatiche che mi vogliono far credere che sono così stupido da non aver cliccato nessun tasto di scelta, attendo che tutta la litania del “premi 1 se vuoi questo, premi 2 per quest’altro ecc.” venga ripetuta due volte. Solo a quel punto mi rivelano che “digitando lo 0” potrò parlare con un operatore! Non potevano dirlo prima? Certo che no, sperano che possa demordere dal chiedere informazioni!
Ovviamente non demordo, e parlo con l’operatrice, tanto gentile nei modi, quanto poco utile nei fatti. Non vi sto a raccontare tutta la telefonata (dalla quale è emerso perfino che il numero non sarebbe intestato a me ma ad un noto personaggio di Roma, del quale, per la privacy, non mi hanno detto nome e cognome). Il succo è che devo andare presso un centro “fisico” per avere delucidazioni! Ma… io sono in treno! “mi dispiace signore” (mi dicono dall’altra parte). Se non sapessi in che condizioni lavorano quelli del call center, mi verrebbe voglia di dimenticare di essere “un signore”.
Ed ora? Fortuna che con me ho anche un dvd, e che Lecce è vicina (visto che non potrò continuare a lavorare), sono le 14.00 ancora due ore e sarò a destinazione. Giusto il tempo di un film. Ecco come la tecnologia possa offrirci tante chances ma che queste, spesso, s’infrangono con disservizi, malfunzionamenti, muri di gomma, incompetenza ecc. ecc.
Del resto paga più un investimento miliardario in spot (da parte di gestori dei trasporto e telecomunicazioni) che non un ammodernamento delle strutture, o la loro reale e completa funzionalità!
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